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stefano bartoli
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La "bravura"

10/02/2020, 23:47

A volte se ne parla in maniera inconscia, a volte se ne danno giudizi inconsci magari.

Dai video di Embraceable you pubblicati oggi, ne vediamo 4 versioni, tutte molto diverse tra loro, non scordiamoci la questione "formazione e periodo storico" ed il periodo storico influisce in maniera mostruosa sullo stile di ognuno, si sa.

Ascoltando Hubbard ad esempio, mi ci ritrovo perfettamente perchè riaffiora la musica da me studiata e ascoltata molti anni fa, mi trovo nettamente peggio col Marsalis della versione odierna, che certamente non è lo Wynton di 30 anni fa.
Ma cmq l'epoca degli Hubbard è tutta una scuola ed un tempo che  ed ho vissuti e sta scomparendo ma io con quella roba mi sono formato (riferito al periodo).

La domanda/riflessione è "cosa è tecnico, cosa è tecnicamente facile o difficile, cosa è creativo" 
La banalità ci farebbe rispondere che suonare col metronomo a manetta è molto difficile, fare salti di ottave durante una frase del solo è molto difficile, andare a manetta su un giro armonico molto difficile è altrettanto cazzuto, per non parlare poi del prendere certe note, bisacuti, trisacuti, quartacuti, quintacuti, sestacuti e via e via (ah ah ah scusate ma è scherzosa la cosa)
Ma creare la bellezza, magari con una frase (apparentemente) semplice o emozionare il pubblico, è altrettanto difficile? (Per me, la risposta è assolutamente si)
Quindi, un Wynton è più bravo di un Chet? Ferguson è meglio di Shaw? etc etc Oppure è l'opposto? Pare cretina la domanda ma ricordiamoci e non è una mia idea personale...che certa tecnica è sui libri e moltissimi se applicano studio costante e un po di talento, ci arrivano. Ma la cratività, cosa già difficile da definire...sui libri non esiste!!!

Credo che la maggior parte di noi risponderebbe che ognuna di queste cose può essere difficile. Ognuna di queste cose, messa nel contesto giusto diventa preziosa.
Commovente un solo di Chet ma poi mi ci vuole magari la sezione che spari in un certo punto, ed ecco che entrambe sono determinanti.
Purtroppo non conosco un trombettista che sia in grado di mettere insieme tutte queste capacità ad un livello davvero alto, con una delle rare eccezioni, forse rappresentata da Clarke Terry ma è morto...

Ne consegue che tendiamo, volenti o nolenti, a fare delle scelte, sia nello studio e nella professione, sia talvolta, negli ascolti, nella discografia.
Io mi ritengo un solista, almeno, per questo mi cercano, ma non un acutista, nella maniera più assoluta.
Difatti, se rimugino, tra le migliaia di LP che avevo c'era la crema dei solisti, dei creativi ma praticamente nemmeno un disco di acutisti.

Ho sempre però ascoltato per piacere e non per dovere di studente, tutti quelli che amavo e sono a tutt'oggi parecchi, pianisti, bassisti, chitarristi, cantanti etc etc Non ho mai avuto il "vizio" di ascoltare solo trombettisti, cosa che ritengo molto limitante per la formazione tecnico/culturale di un musicista.
Mi trovo spesso, inconsciamente, ad ascoltare più Monk o La Faro o la Abbey Lincoln, piuttosto che trombettisti anche se in verità, di trombettisti, in 40 anni ne ho fatto letteralmente indigestione.
Ma è determinante, per me, cercare ispirazione anche fuori dal nostro strumento.

Dite la vostra se vi va.


 
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Re: La "bravura"

11/02/2020, 12:40

Caro Stefano,
hai colto il segno. Per fortuna mia (in questo caso lo è) sono arrivato molto tardi a studiare musica e cercare di suonare uno strumento ma avevo sempre ascoltato bene tanta buona musica essendo io un audiofilo patito di HiFi. Pertanto il mio gusto musicale non si è plasmato su uno strumento in particolare ma secondo un ventaglio ampio anche se spesso non proprio coerente. Qualche nome Monk ovviamente e quel genio di Tristano, sua maestà Mingus (il mio preferito in assoluto), Louis e Chet, ma anche MJQ con quei sublimi contrasti tra l'anima di Milt Jackson e quella di John Lewis, le straordinarie orchestre di Duke Ellinghton e di Count Basie zeppe di musicisti di spessore pazzesco, il clarinetto di Barney Bigard e quello di Sidney Bechet, la musica classica del periodo barocco, romantico e le avanguardie russe, la musica tradizionale italiana etc. etc. etc.... Questo mi ha portato a considerare il virtuosismo, per quanto bello, una sorta di orpello che spesso maschera la mancanza di talento vero che è quello di toccare l'anima ed il cuore di chi ascolta la musica. Non che un certo virtuosismo guasti, al contrario se usato con parsimonia riesce a fare di qualcosa di bellissimo un capolavoro. Poi, come dicevi tu, è fondamentale quell'aspetto di amalgama che si crea tra i vari componenti di una formazione, che spesso fa la differenza tra una buona esecuzione ed una esecuzione da brividi. Quell'alchimia che si crea pur nei contrasti caratteriali, musicali e personali dei loro componenti quando una band suona per il piacere di farlo e non per il dovere ;) .


Il cammino non è mai facile. Si comincia con un passo breve, poi se ne fa uno un po' più lungo e poi uno ancora più lungo.
 
stefano bartoli
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Re: La "bravura"

11/02/2020, 13:44

Siamo della stessa pasta.


 
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Re: La "bravura"

12/02/2020, 12:29

Questo pezzo, ad esempio, un capolavoro di un disco altrettanto pieno di capolavori, da Animali Diurni a Night bird dal sapore hard bop ma con il tipico gusto italiano per le melodie. Dove Pieranunzi mette le mani le cose diventano quasi sempre eccelse soprattutto nei dettagli e nei collegamenti accordali. Probabilmente la sua frequentazione con la ns storia, sia essa sinfonica o barocca lasciano il segno.Lui stesso lo suppone...
Il brano del video lo trascrissi  molto tempo fa, tema e giro armonico e ancora oggi mi ci cimento, spesso in trio. Beh posso garantire che il giro armonico ha  diversi punti molto complessi per riuscire a tirarci fuori una frase bella e collegata col prima ed il dopo. Mi ci scorno spesso e ci passo delle ore a girarci sopra cercando le varie soluzioni sugli accordi. E' un banco di prova/studio notevole.
I soli eseguiti son tutti molto molto belli ma Chet, al solito fa un capolavoro, suggerendoci dove potrebbe andare l'armonia.
Il risultato per chi non ha pratica di armonia è di un solo apparentemente semplice, in realtà è un piccolo capolavoro di bellezza su un giro molto "infingardo" ma anch'esso bellissimo. Il tema, dalla 17 alla 21 gioca in maniera geniale tra le alternanza di Am9 e A° per 4 battute. La chiusa delle ultime 8 battute del giro  è inaspettata e bellissima. Capolavoro 
 a tutto tondo, accordi, tema, arrangiamento e soli. Vorrei citare Pieranunzi "Chet arrivò tardi in studio, dovevamo registrare Soft Journey, il brano, poi Chet sa poche cose di armonia (...) E così mentre cercavo di spiegare le progressioni mi disse: Enrico, scusa non ci sto capendo nulla, lascia perdere, fai una cosa, fammi sentire il giro di accordi un paio di volte e proviamo a registrare. Facemmo così, il risultato è quello che è finito sul disco...aveva un orecchio ed una esperienza mostruosi" (PS: Stessa identica cosa diceva Tony Scott di Massimo Urbani)


 
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Re: La "bravura"

12/02/2020, 12:54



 
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Re: La "bravura"

13/02/2020, 19:48

Altre meraviglie.


 
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Re: La "bravura"

14/02/2020, 11:14

Concordo pienamente con la tua tesi, il virtuosismo in sé non è emozionante. Sentire un brano anche imperfetto ma che ti fa vibrare "dentro" é una cosa impagabile indipendente da quante note e quanti acuti comprende.


Vecchio suonatore in erba.
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stefano bartoli
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Re: La "bravura"

14/02/2020, 19:40



 
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Re: La "bravura"

15/02/2020, 16:17



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