La fisica degli ottoni

Discutiamo qui di tutte le questioni più "tecniche" riguardanti meccanica e principi di funzionamento della tromba

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La fisica degli ottoni

Messaggioda Marco Muttinelli » 07/09/2021, 11:30

Un meraviglioso articolo pubblicato sul periodico "LE SCIENZE" (versione italiana di "SCIENTIFIC AMERICAN") n. 63 di novembre 1973 che chiarisce molti punti su come funziona il nostro amato strumento.
Buona lettura : Wink :
1973_063_1-1.pdf
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Re: La fisica degli ottoni

Messaggioda Marco Muttinelli » 07/09/2021, 12:50

Riporto un passaggio di pagina 14 a me particolarmente caro : Chessygrin : : Chessygrin : : Chessygrin :

"Il moto della
membrana è controllato elettronicamente da un microfono ausiliario che
mantiene un flusso oscillatorio di intensità costante mentre la frequenza varia
automaticamente in un intervallo appropriato. Tra il 1945 e il 1965 Earle
L. Kent e i suoi collaboratori alla C. G.
Conn Ltd., hanno portato questa tecnica a un alto grado di affidabilità. Nel
nostro lavoro usiamo spesso una modifica della loro tecnica (si veda la figura
alla pagina precedente)."


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Zosimo
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Re: La fisica degli ottoni

Messaggioda Zosimo » 07/09/2021, 16:35

: Thanks :


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Re: La fisica degli ottoni

Messaggioda Marco Muttinelli » 08/09/2021, 11:05

Alcuni passaggi che piaceranno sicuramente al buon @stefano bartoli:

Voglio solo fare notare che la trasformazione dello spettro così come è all'interno del bocchino nello spettro esterno ha in generale la natura di un filtro passa-alto. In altre parole, qualunque sia il suono generato nello strumento, sono le componenti più alte che si propagano nella stanza (si veda la figura in basso a pagina 20). Il fatto stesso che la campana di uno strumento faccia passare energia preferenzialmente ad alta frequenza ha due importanti conseguenze. Da una parte il filtraggio esalta la parte di energia ad alta frequenza che viene fuori dallo strumento; dall'altra serve a ridurre l'altezza dei picchi di impedenza ad alta frequenza i quali provocano la debole produzione di energia acustica ad alta frequenza dentro lo strumento. Da ciò risulta che le misure fatte fuori dallo strumento in una sala non forniscono altrettanti particolari sulla dinamica dell'intero sistema quanti ne danno le misure fatte dentro lo strumento.

Finora ho discusso soltanto i fattori che contribuiscono a una favorevole oscillazione all'interno dello strumento e non ho detto nulla sull'intonazione dello strumento nel senso comunemente inteso dal musicista, cioè sulla relazione tra le altezze dei vari suoni che lo strumento può generare. Fortunatamente ciò che è necessario per una buona intonazione è quasi ciò che è necessario per una buona oscillazione. Per questo il fabbricante tradizionale di strumenti, accentrando la maggior parte della sua attenzione sulla intonazione delle note, era capace di sviluppare strumenti che avevano una buona «voce» e un buon tono.

Come si è visto, ogni volta che i/ cono di un corno ha una discontinuità di raccordo o di sezione trasversale, nascono delle anomalie nella forma dell'onda stazionaria. Nonostante ciò è sempre possibile, in linea di principio, trovare degli angoli e delle sezioni trasversali che sistemino i massimi di impedenza dello strumento con un'accuratezza accettabile dal punto di vista della intonazione. Benché gli strumenti costruiti in questo modo possono suonare perfettamente intonati, essi possono essere deludenti dal punto di vista musicale per aver trascurato i fenomeni più sottili di interazione che in ultima analisi costituiscono la differenza tra la mediocrità e l'eccellenza. Inoltre, la capacità di uno strumento di suonare in maniera pronta e pulita all'inizio di un suono è influenzata moltissimo dalla presenza di discontinuità, così che, anche se queste discontinuità sono sistemate in maniera da bilanciarsi l'una con l'altra e dare un'ottima intonazione costante, ciò non vuol dire che lo strumento attacchi a suonare bene. l musicista ovviamente vuole tanto un « attacco pulito » quanto un suono chiaro e costante. Un buon fabbricante di strumenti acquista gradualmente una capacità quasi istintiva di sentire le sottigliezze di uno strumento, al punto che talvolta egli può essere veloce in modo stupefacente nell'uso delle sue conoscenze empiriche per trovare la giusta soluzione a un problema di accordo o di risposta dello strumento.

A prima vista sembrerebbe invece che il mezzo ideale fosse il calcolatore, e che sia possibile metterlo immediatamente al lavoro per progettare uno strumento perfetto. In pratica si trova che, benché gli scopi da perseguire siano sufficientemente chiariti, la complessità del problema è tale che è molto difficile specificarlo con sufficiente precisione da poterlo risolvere al calcolatore. Ho trovato che è molto più efficace partire da uno, strumento buono già esistente, ottenuto con i metodi tradizionali, e quindi applicare la conoscenza della fisica e le possibilità tecniche oggi disponibili per guidare il miglioramento dello strumento, sia che esso sia destinato a un singolo suonatore, sia che debba servire da prototipo per la produzione di serie.


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Re: La fisica degli ottoni

Messaggioda stefano bartoli » 08/09/2021, 23:25

Questo è il pezzo che ho più apprezzato e (forse) capito:


Come si è visto, ogni volta che i/ cono di un corno ha una discontinuità di raccordo o di sezione trasversale, nascono delle anomalie nella forma dell'onda stazionaria. Nonostante ciò è sempre possibile, in linea di principio, trovare degli angoli e delle sezioni trasversali che sistemino i massimi di impedenza dello strumento con un'accuratezza accettabile dal punto di vista della intonazione. Benché gli strumenti costruiti in questo modo possono suonare perfettamente intonati, essi possono essere deludenti dal punto di vista musicale per aver trascurato i fenomeni più sottili di interazione che in ultima analisi costituiscono la differenza tra la mediocrità e l'eccellenza. Inoltre, la capacità di uno strumento di suonare in maniera pronta e pulita all'inizio di un suono è influenzata moltissimo dalla presenza di discontinuità, così che, anche se queste discontinuità sono sistemate in maniera da bilanciarsi l'una con l'altra e dare un'ottima intonazione costante, ciò non vuol dire che lo strumento attacchi a suonare bene. l musicista ovviamente vuole tanto un « attacco pulito » quanto un suono chiaro e costante. Un buon fabbricante di strumenti acquista gradualmente una capacità quasi istintiva di sentire le sottigliezze di uno strumento, al punto che talvolta egli può essere veloce in modo stupefacente nell'uso delle sue conoscenze empiriche per trovare la giusta soluzione a un problema di accordo o di risposta dello strumento.

A prima vista sembrerebbe invece che il mezzo ideale fosse il calcolatore, e che sia possibile metterlo immediatamente al lavoro per progettare uno strumento perfetto. In pratica si trova che, benché gli scopi da perseguire siano sufficientemente chiariti, la complessità del problema è tale che è molto difficile specificarlo con sufficiente precisione da poterlo risolvere al calcolatore. Ho trovato che è molto più efficace partire da uno, strumento buono già esistente, ottenuto con i metodi tradizionali, e quindi applicare la conoscenza della fisica e le possibilità tecniche oggi disponibili per guidare il miglioramento dello strumento, sia che esso sia destinato a un singolo suonatore, sia che debba servire da prototipo per la produzione di serie.


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Re: La fisica degli ottoni

Messaggioda Marco Muttinelli » 09/09/2021, 12:54

"Da ciò risulta che le misure fatte fuori dallo strumento in una sala non forniscono altrettanti particolari sulla dinamica dell'intero sistema quanti ne danno le misure fatte dentro lo strumento."

Penso che questo in qualche modo spieghi il fatto che dietro lo strumento si abbiano delle percezioni che gli ascoltatori non sento...


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