Cicci Foresti morto a Bologna, addio al nobiluomo del jazz

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Cicci Foresti morto a Bologna, addio al nobiluomo del jazz

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Cicci Foresti morto a Bologna, addio al nobiluomo del jazz

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Amico di Pupi Avati e Lucio Dalla, con Alberto Alberti organizzò oltre 150 rassegne. Checco Coniglio: "Fu un grande manager"
di GIAN ALDO TRAVERSI
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Antonio 'Cicci' Foresti il 5 novembre del 2018, in piedi al teatro Duse di Bologna

Bologna 13 agosto 2021 - La storia del jazz, non solo di Bologna, perde un’altra tessera importante. ’Cicci’ Antonio Foresti, nobiluomo d’antico casato, di bon ton e gusto della vita che di rado abbandonava il registro pacato della conversazione, è spirato ieri alle 7 nella casa di riposo Villa Giulia dell’amico Carlo Capelli, a Pianoro, dove un mese e mezzo fa trovò ospitalità per un attacco ischemico. S’è spento nel sonno per cause naturali a 85 anni. Al suo capezzale c’era la moglie, Alberta La Scala, compagna di una vita intensa, stracolma di gioia, striata d’imprevisti.

Foresti fu amplificatore con Alberto Alberti delle emozioni dettate dallo swing afro-americano veicolato dagli Anni ’50 fino al ’75. Nel ’58 fondarono assieme il Bologna Jazz Festival e organizzarono oltre 150 rassegne internazionali. Esibizioni di fascino planetario, come quelle delle orchestre di Duke Ellington, Count Basie, Lionel Hampton e Stan Kenton, Art Blakey e Bill Evans – e nel conto vanno messe pure le rassegne allestite nei locali Sampierino, Cantina Bentivoglio e Chet Baker –. Una Bologna mondializzata nella galassia del jazz, con il contributo di Lucio Dalla, Nardo Giardina ed Henghel Gualdi. Un’ impresa realizzata da due personaggi dalle mille sfaccettature, adatti a uno spaccato su celluloide. Un ciak che a Foresti regalò, infatti, Pupi Avati in ’Jazz Band’, protagonista a sua volta di esordi luci e ombre sui palchi dei suoni. Notti, swing e belle donne, promoter di suoni di primissimo livello, amico di Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald e Chet Baker, Charlie Mingus e Miles Davis. Memorabile fu la rassegna ‘Jazz Bologna ’87’, inaugurata il 13 novembre ’86 al Palasport, con un concerto di Miles.

Aneddoti a colori sgargianti legarono Foresti ad Avati. Imprese spassose, come quando andavano a piedi da via Saragozza, dove Pupi abitava, al centro di Bologna, dopo aver concordato che nei bar di destra uno offriva il Campari all’altro, per farselo ricambiare nei bar di sinistra. Negli Anni ’80, folgorato dal mal d’Africa, Cicci finì per soggiornare in Kenya. A Bologna tornò nel 2017 dopo una vicenda dolorosa, maturata in seno alla concorrenza di chi affittava mini lodge per vacanzieri. Dopo la scomparsa, commosso il ricordo di Checco Coniglio. "Dal ’58 al ’64 Cicci è stato il manager della Rheno, nata dalla fusione della Superior Magistratus e della Criminal Jazz band, divenuta Doctor Dixie nel ’72, che nel 1960 s’aggiudicò il podio nel Primo Festival Europeo del Jazz di Cap d’Antibes. Un suo vezzo? A volte fingeva di suonare la chitarra nella Criminal, atteggiandosi ad Eddie Condon, chitarrista e banjoista degli Anni ‘30".

Federico Mutti, presidente dell’Associazione Musica Insieme, che coordina il Bologna Jazz Festival, rammenta l’incontro in cui il padre Massimo, reinventore del BJF con Alberto Alberti, lo presentò al patrizio jazzofilo: "Aveva molto rispetto per i protagonisti della storia del jazz a Bologna. Ha saputo godersi la vita, non ostentava, eppure ha fatto la storia del jazz a Bologna. Indimenticabile l’ovazione che gli dedicò il pubblico del Duse nel 2018 per il sessantennale del Festival". Non è ancora stata decisa la data del rito funebre.
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